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29 Ottobre 2007

Aggregati monetari e “bolla” del credito »

Riprendo il discorso fatto sugli aggregati monetari, per portare alla vostra attenzione un grafico, tratto da wikipedia, che mostra l’evoluzione di M1, M2, M3 negli USA dal 1959 ad oggi.
E’ un grafico interessante perché offre qualche spunto di riflessione: si nota come da metà degli anni 90 M2 e M3, che sono di fatto delle moltiplicazioni di M0 ed M1, siano letteralmente “esplosi“.

aggregati_monetari.jpg


Questa “esplosione” dipende probabilmente da una maggiore domanda di strumenti che potremmo definire “semi-liquidi”, ma comporta un problema non secondario: non si tratta di moneta emessa dai governi o dalle banche centrali, ma piuttosto dalle singole banche e dalle aziende private. La conseguenza è che le banche centrali hanno oggi un controllo sempre minore sulla reale quantità di moneta che circola, e quindi di controllare fenomeni di tipo inflazionistico. C’è addirittura tutta una corrente di economisti che si domanda se abbia ancora senso il ruolo che le banche centrali hanno. Ed in effetti, la  FED ha rinunciato da qualche anno a misurare M3, in quanto una sua misura richiedeva uno sforzo troppo elevato e l’influenza che poteva portare su di esso era troppo ridotta per giustificare lo sforzo.
Il grosso peso degli aggregati “secondari” dovrebbe far riflettere anche sul significato della crisi del credito iniziata alcuni mesi fa. Non sono certo io a poter dire se siamo in una situazione sana o se c’è un rischio sistemico più o meno elevato, sicuramente è un fatto che gli organismi centrali hanno sempre meno controllo sul sistema economico, e non è possibile invertire facilmente la tendenza.

27 Ottobre 2007

Mutui: i dati sui pignoramenti ed esecuzioni immobiliari »

Le associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori in particolare) continuano a lanciare l’allarme sui pignoramenti conseguenti all’aumento dei tassi applicati ai mutui a tasso variabile, ed hanno comunicato le stime (numeriche) dell’aumento dei pignoramenti. Quello dei pignoramenti dei mutui è un tema di cui abbiamo già parlato: soprattutto, ripeto, non è solo colpa delle banche se le persone hanno scelto mutui a tasso variabile anziché fisso, c’è stata da parte di molti una corsa alla rata più bassa, senza preoccuparsi di verificare come potesse variare nel tempo.
Senza voler sminuire l’importanza dell’impegno delle associazioni dei consumatori, che portano avanti lotte importanti per i diritti dei cittadini, mi pare però importante valutare con attenzione anche questi nuovi dati, per evitare ingiustificato allarmismo. I dati che vi sintetizzo nella tabella sono tratti dal Corriere della Sera (Milano è in corsivo perché nella tabella sul Corriere deve esserci un’errore in quanto parla di una stima per il 2007 di 2297 pignoramenti, ma dà un incremento dal 2006 al 2007 di 227).

SEDE DEL TRIBUNALE 2006 2007 +/- Var. %
MILANO 1883 2110 227 12,1%
ROMA 1510 1827 317 21,0%
MONZA 691 863 172 24,9%
COMO 351 442 91 25,9%
MANTOVA 325 383 58 17,8%
ROVIGO 220 261 41 18,6%
VENEZIA 270 313 43 15,9%
MACERATA 151 191 40 26,5%
PINEROLO 156 180 24 15,4%
NAPOLI 1320 1690 370 28,0%
BARI 455 559 104 22,9%
TORINO 1403 1739 336 23,9%
VERONA 1201 1465 264 22,0%
PADOVA 610 726 116 19,0%

A me personalmente (opinione che vale quello che vale…) questa tabella lascia un po’ perplesso, se il Corriere l’ha pubblicata per intero. Il punto è che questi dovrebbero essere i dati relativi ai “principali tribunali”. Però non posso fare a meno di notare che nella lista c’è Pinerolo (senza voler nulla togliere…) e mancano ad esempio Firenze e Bologna. A pensar male, potrebbe venire il dubbio che questi siano non i principali Tribunali, ma quelli dove l’aumento di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari è aumentato maggiormente.

Un altro punto che mi lascia un po’ perplesso del ragionamento complessivo è questo: famiglie che hanno aperto mutui a tasso variabile, adesso si trovano con la casa pignorata perché i tassi sono aumentati, e avrebbero dovuto essere “spinte” verso mutui a tasso fisso. Però adesso i tassi variabili hanno valori abbastanza vicini a quelli che avevano i tassi fissi un po’ di tempo fa: quindi probabilmente queste famiglie oggi in difficoltà non avrebbero potuto permettersi un mutuo a tasso fisso al tempo. Non va dimenticato, infatti, che i mutui a tasso fisso hanno un tasso maggiorato rispetto al variabile: la certezza si paga. Del resto, la maggiorazione è necessaria in quanto le banche devono limitare/coprire il rischio di perdite che potrebbero avere in caso di un aumento dei tassi, non solo nel loro interesse, ma soprattutto perché le banche di fatto prestano i soldi dei loro correntisti, che pretendono forti garanzie.

Il problema di fondo, alla base dell’incremento dei pignoramenti, è probabilmente un altro, molto più ampio, grave e complesso: l’Italia probabilmente è uno dei paesi al mondo con più sfavorevole rapporto salari/costo della vita, anche a causa di un sistema economico che sta sempre più affondando nello scenario mondiale, mentre troppi (politici in primis) litigano per difendere il loro orticello.

22 Ottobre 2007

E adesso arriva il mutuo intergenerazionale »

Con l’aumentare del capitale necessario per acquistare un immobile, e l’impossibilità della maggior parte delle persone ad aumentare l’importo pagabile in singole rate, la strada inevitabile è quella di aumentare la durata del mutuo.

Con esiti che però sono al limite del paradossale. Se fino a pochi anni fa, se non pochi mesi fa, era impensabile per una banca proporre mutui con durate superiore ai 30 anni, oggi UBI Banca offre mutui fino a 50 anni. Che vuol dire che se uno apre un mutuo a 35 anni, finisce di pagarlo a 85. Paura di non arrivare tanto in là con gli anni? Nessun problema, Credito Valtellinese consente di “girare” l’impegno agli eredi. Insomma, ai figli anziché la casa gli si lascia il mutuo da pagare. Abbiamo superato la frontiera del debito intergenerazionale, insomma.

Che vantaggi portano mutui così lunghi? Beh, in realtà comporta vantaggi notevoli. Per le banche, che si possono così garantire un’entrata per un tempo più lungo. Se invece lo vediamo dalla parte del cliente, i vantaggi sono pressoché nulli. Infatti, non va trascurato che all’aumentare della durata del prestito aumenta anche la quota degli interessi che si va a pagare: non si deve quindi fare l’errore di credere che la riduzione della rata sia lineare (cioé se faccio un mutuo che dura il 20% del tempo in più, ad esempio da 40 a 50 anni, anche la rata da pagare ogni mese si riduca del 20%).

Vi inserisco un piccolo grafico che mostra come cambia la rata di un mutuo da 100.000 euro cambiando con durate da 5 a 50 anni, con quattro alternative di tassi (fissi, per semplicità di calcolo) di 4,5%, 5,0%, 5,5%, 6,0%. E’ abbastanza evidente che non è conveniente allungare la durata già oltre i 30 anni, dato che già a quel punto i maggiori interessi che si vanno a pagare “mangiano” gran parte dei vantaggi.
Variazione della rata al variare della rata

17 Ottobre 2007

IWPower al 6%. Ma la novità vera è un’altra »

IWBank lancia una nuova promozione per IWPower: tasso del 6% fino al 31 gennaio 2008. Ma solo se la raccolta complessiva di IWPower sarà di almeno 2 miliardi di Euro, sarà applicato un più modesto, ma comunque apprezzabile, 4,50% lordo (che comunque è un valore promozionale, dopo il 31 gennaio 2008 sarà applicato il 4,00%)

Tradotto in termini più da “righe piccole”: qualora il totale complessivo dei saldi depositati su tutti i conti di deposito IWPower alla data del 31.01.08 sia superiore a due miliardi di Euro, sarà corrisposto un “bonus” ulteriore di interessi pari all’1,50% (rispetto al 4,5%) accreditato in un’unica soluzione con valuta 31.01.08.

E’ una promozione unica nel suo genere, non mi ricordo di altre che facessero riferimento alla raccolta complessiva, per questo motivo sono curioso di vedere come andrà a finire. C’è però una riga piccola tra le righe piccole: nei 2 miliardi di Euro di raccolta si intendono solo IWPower Deposito, e sono esclusi gli investimenti a scadenza IWPower 30-90-180.

Ma le vere novità sono altre, e sono a mio parere ben più significative:

  • IWPower diventa un conto di deposito per tutti, e non solo per i clienti IWBank. E con le condizioni che offre può tranquillamente erodere buona parte della clientela sia a Conto Arancio (che a regime offre un ormai risibile 3% lordo ) che a Santander (che offre “addirittura” il 3,75%).
  • IWPower 30/90/180 adesso in caso di prelievo prima della data di scadenza non daranno più lo 0% di interessi, ma il capitale sarà remunerato al tasso di IWPower Deposito (cosa che giocherà contro il raggiungimento degli obiettivi di raccolta della promozione, probabilmente) ING e Santander dovranno modernizzare anche i loro Conto Arancio+ e Time Deposit, quindi, che vincolano il capitale per tempi “assurdi” rispetto a IWPower, ed avevano il

Insomma, credo che la mossa di IWPower una buona notizia, soprattutto nell’ottica di stimolare la concorrenza e spingere anche gli altri player a proporre condizioni migliori ai loro clienti.

15 Ottobre 2007

Gli aggregati monetari »

Come detto in un precedente post, la moneta è l’insieme delle “attività” che sono generalmente accettate come mezzi di pagamento. Come si può intuire, questa definizione non crea una netta linea di demarcazione tra quello che è moneta e quello che non lo è. Per questo motivo, vengono in genere utilizzate più misure di quello che è lo stock di moneta, cioè vengono misurati diversi aggregati monetari. I diversi aggregati monetari si differenziano in base alla liquidità, cioè alla possibilità di essere “spesi” più o meno immediatamente.

M0: è la cosiddetta “base monetaria”, insieme delle banconote e delle monete che sono presenti nel sistema economico. E’ l’aggregato più “liquido” di tutti.

M1: M0 + depositi a vista. I depositi a vista sono i depositi “pagabili su richiesta”, ovvero quelli da cui in qualunque momento si può prelevare denaro (senza pagare penali o altro). Un tipico esempio di depositi a vista sono i conti correnti. Oltre a poter essere rapidamente convertiti in contante i depositi a vista si caratterizzano perché tipicamente vengono remunerati con un tasso di interesse basso, a volte vicino a zero.

M2: M1 + depositi di risparmio a breve termine. I depositi a breve termine sono quelli con durata prestabilita fino a due anni e i depositi rimborsabili con preavviso fino a tre mesi.

M3: M2 + i pronti contro termine, quote e partecipazioni in fondi comuni monetari, titoli di debito con scadenza fino a due anni.

Val la pena sottolineare che questi aggregati monetari non sono del tutto universali, cioè molti Stati introducono alcune varianti di misurazione degli aggregati. Quelli che abbiamo elencato sono quelli indicati dall’Unione Europea, e corrispondono anche abbastanza bene a quelle che sono le classi di aggregati usate negli Stati Uniti.

Però, ad esempio, nel Regno Unito, ad esempio, vengono utilizzati solo gli aggregati M0 e M4, di cui il primo coincide con M0 indicato dalla UE, mentre M4 si avvicina abbastanza all’M3 della UE.

In Italia, invece, in precedenza erano utilizzati M1, M2 (che però si avvicinava di più all’M3 della UE), e M2 estesa, che aggiungeva ad M2 i depositi di residenti in Italia presso filiali estere di banche italiane. M2 estesa aveva lo scopo di aiutare a passare da un’ottica territoriale della moneta (cioè “contando” la moneta presente sul territorio nazionale) ad un’ottica basata sul concetto di residenza del detentore, che erano le indicazioni che venivano dalla Comunità Europea.

A cosa serve misurare la quantità di moneta?

L’importanza di misurare la quantità di moneta presente nel sistema deriva dalla stretta connessione che c’è tra la crescita della moneta e l’inflazione nel medio e lungo periodo. La connessione deriva, dal fatto che la moneta è uno strumento di scambio, e non un qualcosa che ha valore “di per sé“. Quindi se la quantità di moneta presente nel sistema aumenta più della quantità complessiva di ricchezza del sistema, si genera inflazione: con un esempio banale, è come tagliare una torta. Se si vogliono fare più fette (avere più moneta in circolazione), le alternative sono solo due: o avere una torta più grande (aumenta la ricchezza nel sistema) o fare fette più piccole (si crea inflazione).

Poiché i vari aggregati sono collegati l’uno all’altro da una serie di meccanismi moltiplicatori, gli strumenti che la BCE utilizza per controllare la quantità di moneta sono sostanzialmente due:

  • Modifica di M0 (emissione di banconote)

  • Modifica dei tassi di interesse (che influenzano il rapporto di moltiplicazione tra un aggregato e l’altro)

13 Ottobre 2007

Mutui italia: record di pignoramenti »

L’Adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi) lancia l’allarme: quest’anno i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari – secondo le stime dell’Adusbef – dovrebbero aumentare del 19%, a causa dell’aumentare dei tassi di interesse.

Crisi dei mutui anche in Italia dunque? Sì e no, a mio parere. Sicuramente i tassi aumentati non giovano a chi si trova a dover pagare un mutuo, ma bisogna dare al problema le debite proporzioni.

Innanzi tutto, un incremento del 19% è in termini relativi significativo, ma in termini assoluti vuol dire che i casi in cui chi ha avuto un mutuo e non è  più in grado di pagarlo passeranno dal 3 al 3,5% circa.

Poi bisogna evidenziare un concorso di colpa tra banche e clienti, dove le prime non hanno proposto e i secondi non hanno chiesto mutui a tasso fisso. Concorso di colpa, sottolineo, perché anche chi chiede un mutuo doveva porsi il problema, e non semplicemente cercare la rata apparentemente più bassa il giorno dell’acquisto della casa. Se si sceglie un tasso variabile, non ci si può a mio parere lamentare del fatto che quando l’indice di riferimento aumenta allora automaticamente aumenta anche il tasso applicato. Ovvio, non fa piacere, ma resta sempre la possibilità di rinegoziare il mutuo, sostituendolo con uno a tasso fisso. 

13 Ottobre 2007

Un gruppo d’acquisto per condizioni bancarie favorevoli »

Anche Banche, Risparmio, Investimenti & Trading aderisce all’iniziativa di Mercato Libero che si propone di creare un gruppo d’acquisto per contrattare con le banche condizioni più favorevoli.

Far valere la forza del mercato, ma anche creare consapevolezza, sono elementi importanti anche per dare un segnale alle istituzioni finanziarie che la gente è attenta a quello che gli si propone in termini di condizioni economiche ma non solo. Troppo spesso molte persone accettano condizioni non convenienti per nient’altro che pigrizia.

Il gruppo d’acquisto ha a mio parere ottime possibilità di successo: quelle che si propone di ottenere sono condizioni certamente molto vantaggiose rispetto a quelle che molte banche praticano alla maggioranza dei clienti, ma comunque certamente non irraggiungibili dato che vengono già praticate a clienti “particolari”.

Per maggiori informazioni e i dettagli su come aderire all’iniziativa vi rimando al blog che è stato appositamente creato per l’iniziativa: www.1000percambiare.blogspot.com/

11 Ottobre 2007

Europa, crolla ancora di più la richiesta di mutui: -15% nel terzo trimestre »

Dal bollettino mensile della BCE arrivano dati preoccupanti per la crescita economica. Infatti nel 3° trimestre la richeista di mutui del 2007 segna un pesante -15%. Un dato che va a sommarsi al -22% del trimestre precedente, e che non va preso sotto gamba.

In parte, questo crollo della domanda di mutui dipende dai tassi di interesse che sono arrivati al 4%, ma la stessa BCE deve ammettere che c’è dell’altro. Le banche infatti stanno diventando sempre più stringenti sui requisiti e sulle garanzie richieste, dopo la scottatura dei mutui subprime americani, pretendendo un rapporto tra valore delle garanzie e ammontare del prestito richiesto sempre più alto, e aumentando non poco i tassi offerti a chi non è in grado di offrire garanzie più che solide, per compensare il maggiore rischio percepito. E non si tratta di un trend destinato a cessare: ci si aspetta che anche nell’ultimo trimestre del 2007 le banche inaspriscano ancora i criteri per la concessione di mutui.

Le conseguenze di questo crollo dei mutui possono essere potenzialmente pesanti. Indubbiamente, ne risentirà nell’immediato il mercato degli immobili, in particolare residenziali, ma ci si può aspettare anche un impatto negativo sulla fiducia dei consumatori, con effetti negativi sull’economia in generale.

11 Ottobre 2007

Le sigarette come moneta »

Parlando di moneta, mi pare interessante fare una digressione sul tema delle sigarette come moneta, cui avevo accennato in un precedente post. C’è uno scritto molto interessante di un economista americano, R.A. Radford, scritto nel 1945 che tratta della sua esperienza di prigioniero di guerra, analizzando la vita dei campi di prigionia da un punto di vista economico. Il titolo esatto, per chi volesse cercarlo, è “The Economic Organisation of a POW Camp“, ed è stato pubblicato su “Economica” del novembre 1945. A parte fare i complimenti all’uomo, che è riuscito a vivere l’esperienza di un campo di prigionia con gli occhi dell’economista, è un articolo interessante perché evidenzia “the universality and the spontaneity of this economic life; it came into existence, not by conscious imitation, but as a response to immediate needs and circumstances” (l’universalità della vita economica, nata non per imitazione volontaria, ma come risposta immediata ai bisogni ed alle circostanze).

Ma quali transazioni economiche possono esserci in un campo di prigionia? Molte più di quelle che si può pensare. Questo perché tutti i prigionieri ricevevano la stessa quantità di razioni, ma hanno bisogni diversi. Il meccanismo più semplice è il baratto: il non fumatore che scambia il pacchetto di sigarette con la razione di cioccolato di un amico fumatore.

Ma il baratto, da solo, è un metodo lento ed inefficiente. E crea la possibilità di forme di arbitraggio tutt’altro che marginali, perché l’informazione sul valore potrebbe non circolare efficacemente. In altre parole, ad esempio, poteva succedere che contemporaneamente che si scambiassero (magari in baracche diverse) 2 scatole di tonno per 4 barre di cioccolato, 4 barre di cioccolato per  una maglietta, ed una maglietta per 3 scatole di tonno. Radford cita il caso di un soldato che sarebbe partito con una porzione di formaggio ed alcune sigarette dalla sua baracca, avrebbe girato il campo e sarebbe tornato con un’intera razione della Croce Rossa.

Quindi abbastanza naturalmente un particolare oggetto divenne la moneta del campo: le sigarette. La scelta delle sigarette e non di altro deriva dal fatto che sono oggetti molto standardizzati, quindi numerabili (2 sigarette valgono il doppio di una), ed il valore di una singola sigaretta è abbastanza basso da poter gestire anche il pagamento di beni dal valore ridotto. Ovviamente nascevano alcuni problemi: le sigarette non potevano più essere fumate, altrimenti ci si “fumava” i propri risparmi. L’altro è che le esigenze di moneta (la domanda di moneta) non venivano assecondate dall’offerta: infatti la Croce Rossa, ogni qualche settimana,  poteva portare diverse centinaia di sigarette da un giorno all’altro, con ripercussioni anche forti sui prezzi dei beni.

Un’ultima annotazione per chiudere questa digressione: il caso dei campi di prigionia non sarebbe isolato nell’utilizzo di sigarette come moneta. Sono noti casi di paesi ex-comunisti dove le sigarette sarebbero state informalmente utilizzate come moneta, al posto di quella ufficiale super-inflazionata e praticamente priva di valore, prima del crollo del comunismo.

10 Ottobre 2007

Le funzioni della moneta »

La moneta - intesa come l’insieme dei mezzi di pagamento – ha tre funzioni fondamentali:

  1. Costituisce un mezzo di scambio, in altre parole permette di evitare lo scambio diretto tra i beni. In assenza di moneta, si potrebbe avere solo baratto, che però è estremamente scomodo, inefficiente e limitante per lo sviluppo.
    Facciamo un esempio: immaginate di essere un impiegato in un azienda, e che non esistano i soldi. Ovviamente, sarete pagati in beni. Verosimilmente, in prodotti dell’azienda. A questo punto dovrete andare in cerca di qualcuno con cui scambiare quello che avete (i prodotti dell’azienda dove lavorate) per quello che vi interessa: probabilmente, cibo, vestiti, e altre cose “secondarie”. Lo scambio non è facile, perché contemporaneamente deve avvenire che qualcuno abbia qualcosa che vi interessa e sia interessato a qualcosa che avete voi. La ricerca può essere lunga, e probabilmente sarete costretti ad accontentarvi di qualcosa che non è il vostro ideale. Inoltre, è possibile che vi troviate a perdere del valore: se quello che vi interessa non ha valore equivalente al bene che intendete scambiare, si crea il problema di gestire lo scambio di multipli non interi, che potete anche perdere oppure avere in cambio dei beni cui non eravate interessati, cosa che equivale a “buttar via” parte del valore di cui disponevate.
    Per ultimo, il baratto è limitante per lo sviluppo: infatti, l’ipotetica azienda in cui lavorate in questo mondo virtuale dove esiste solo il baratto sarà spinta a fare prodotti meno specializzati possibile, in modo che poi sia facilmente possibile scambiarli con altri. Di conseguenza, non sarà certamente spinta verso l’innovazione, e tanto meno verso la ricerca e il progresso.
  2. Svolge la funzione di unità di conto. Come abbiamo accennato in precedenza, in assenza di moneta non è possibile misurare il valore di beni e servizi, e di conseguenza diventa difficile confrontare il valore dei beni. In effetti, la funzione di unità di conto e di mezzo di scambio sono strettamente collegate, anche se val la pena notare che non devono per forza coincidere. Ad esempio, è possibile utilizzare mezzi di pagamento diversi che facciano riferimento all’unità di conto. Non solo, ma in teoria – e in pratica in paesi in cui l’inflazione è elevata – i valori possono essere espressi anche in funzione di beni dal valore relativamente stabile e poi può essere utilizzata la moneta per regolare la transazione.
  3. La moneta può svolgere anche la funzione di riserva di valore, che crea la possibilità di spostare nel tempo a proprio piacimento l’utilizzo del valore. Ad esempio, se avessi delle mele e potessi solo fare un baratto per avere delle pere, dovrei fare lo scambio prima che le mie mele marciscano, e una volta entrato in possesso delle pere, dovrei mangiarle prima che vadano a male. Il che vuol dire che sarò costretto a mangiare una cesta di pere in due giorni e poi a digiunare per settimane. Se invece delle mele ho all’inizio l’equivalente in moneta, posso comprare ogni giorno una pera e mangiare tutti i giorni.