Aggregati monetari e “bolla” del credito »
Riprendo il discorso fatto sugli aggregati monetari, per portare alla vostra attenzione un grafico, tratto da wikipedia, che mostra l’evoluzione di M1, M2, M3 negli USA dal 1959 ad oggi.
E’ un grafico interessante perché offre qualche spunto di riflessione: si nota come da metà degli anni 90 M2 e M3, che sono di fatto delle moltiplicazioni di M0 ed M1, siano letteralmente “esplosi“.

Questa “esplosione” dipende probabilmente da una maggiore domanda di strumenti che potremmo definire “semi-liquidi”, ma comporta un problema non secondario: non si tratta di moneta emessa dai governi o dalle banche centrali, ma piuttosto dalle singole banche e dalle aziende private. La conseguenza è che le banche centrali hanno oggi un controllo sempre minore sulla reale quantità di moneta che circola, e quindi di controllare fenomeni di tipo inflazionistico. C’è addirittura tutta una corrente di economisti che si domanda se abbia ancora senso il ruolo che le banche centrali hanno. Ed in effetti, la FED ha rinunciato da qualche anno a misurare M3, in quanto una sua misura richiedeva uno sforzo troppo elevato e l’influenza che poteva portare su di esso era troppo ridotta per giustificare lo sforzo.
Il grosso peso degli aggregati “secondari” dovrebbe far riflettere anche sul significato della crisi del credito iniziata alcuni mesi fa. Non sono certo io a poter dire se siamo in una situazione sana o se c’è un rischio sistemico più o meno elevato, sicuramente è un fatto che gli organismi centrali hanno sempre meno controllo sul sistema economico, e non è possibile invertire facilmente la tendenza.
Riprendo il discorso fatto sugli aggregati monetari, per portare alla vostra attenzione un grafico, tratto da wikipedia, che mostra l’evoluzione di M1, M2, M3 negli USA dal 1959 ad oggi.
E’ un grafico interessante perché offre qualche spunto di riflessione: si nota come da metà degli anni 90 M2 e M3, che sono di fatto delle moltiplicazioni di M0 ed M1, siano letteralmente “esplosi“.
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Questa “esplosione” dipende probabilmente da una maggiore domanda di strumenti che potremmo definire “semi-liquidi”, ma comporta un problema non secondario: non si tratta di moneta emessa dai governi o dalle banche centrali, ma piuttosto dalle singole banche e dalle aziende private. La conseguenza è che le banche centrali hanno oggi un controllo sempre minore sulla reale quantità di moneta che circola, e quindi di controllare fenomeni di tipo inflazionistico. C’è addirittura tutta una corrente di economisti che si domanda se abbia ancora senso il ruolo che le banche centrali hanno. Ed in effetti, la FED ha rinunciato da qualche anno a misurare M3, in quanto una sua misura richiedeva uno sforzo troppo elevato e l’influenza che poteva portare su di esso era troppo ridotta per giustificare lo sforzo.
Il grosso peso degli aggregati “secondari” dovrebbe far riflettere anche sul significato della crisi del credito iniziata alcuni mesi fa. Non sono certo io a poter dire se siamo in una situazione sana o se c’è un rischio sistemico più o meno elevato, sicuramente è un fatto che gli organismi centrali hanno sempre meno controllo sul sistema economico, e non è possibile invertire facilmente la tendenza.
Pubblicato da Mark75 alle 12:55 in Uncategorized |
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